Fahrenheit 451 (Ray Bradbury) [III]
"Permettete?"
"Oh, scusatemi." Montag gli porse il volume.
"Da quanto tempo!... Non sono un uomo religioso, ma da quanto tempo non ne vedevo più una!" Si pose a sfogliarlo, soffermandosi ogni tanto a leggere qua e là. "È proprio come la ricordavo. Signore, come l'hanno cambiata nei nostri "salotti" al giorno d'oggi! Cristo è uno della "famiglia", ora. Mi domando spesso se il buon Dio riconosca il Suo proprio Figlio sotto i panni con cui l'hanno camuffato, mascherato. Un vero e proprio bastoncino di menta piperita, è ormai, tutto zucchero filato e saccarina, quando non lo si colga nell'atto di fare velate allusioni a certi prodotti commerciali, di cui ogni fedele abbisogna assolutamente."
Il vecchio annusò il volume.
"Sapete" proseguì "che i libri hanno un po' l'odore della noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo. Signore, quanti bei libri c'erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!"
Faber continuava a voltar le pagine.
"Signor Montag, voi avete davanti un vigliacco. Io vedevo la piega che stavano sempre più prendendo le cose, ma molto tempo fa; ma non ho detto nulla; sono uno degli innocenti che avrebbero potuto parlare chiaro e tondo quando nessuno era disposto a dar retta al "colpevole", ma non ho aperto bocca, diventando così colpevole a mia volta. E quando finalmente si giunse a organizzare legalmente il rogo della carta stampata, con la creazione delle milizie del fuoco, brontolai un poco e poi tacqui, perché ormai non c'era più nessuno che brontolasse o urlasse al mio fianco. Ora, è troppo tardi."
Faber chiuse la Bibbia. "Bene, ora, se voleste dirmi il motivo della vostra visita..."
"Nessuno più ascolta. Io non posso parlare alle pareti, perché sono le pareti che urlano verso di me. Non posso parlare con mia moglie, perché sta sentendo quello che dicono le pareti. Io semplicemente ho bisogno di qualcuno che stia a sentire quello che ho da dire. E forse, se mi si desse agio di parlare un po', potrei anche dire qualcosa di sensato. Ecco perché vorrei che voi m'insegnaste a capire quello che leggo."
Faber studiò la faccia smunta, dalle fosse livide, di Montag.
"Che cosa vi ha scosso talmente? in che modo la torcia vi è stata strappata di mano?"
"Non lo so. Abbiamo tutto quanto occorre per essere felici, ma non siamo felici. Manca qualche cosa. Mi sono guardato intorno. La sola cosa che abbia visto mancare positivamente sono i libri che io avevo bruciato in questi ultimi dieci o venti anni. E allora ho pensato che i libri forse avrebbero potuto essere utili."
"Voi siete un romantico irrimediabile" disse Faber. "Sarebbe una cosa buffa, se non fosse tragica. Non sono i libri che vi mancano, ma alcune delle cose che un tempo erano nei libri. Le stesse cose potrebbero essere diffuse e proiettate da radio e televisori. Ma ciò non avviene. No, no, non sono affatto libri le cose che andate cercando. Prendetele dove ancora potete trovarle, in vecchi dischi, in vecchi film, e nei vecchi amici; cercatele nella natura e cercatele soprattutto in voi stesso. I libri erano soltanto una specie di veicolo, di ricettacolo in cui riponevamo tutte le cose che temevamo di poter dimenticare.
Non c'è nulla di magico, nei libri; la magia sta solo in ciò che essi dicono, nel modo in cui hanno cucito le pezze dell'Universo per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci."



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