Fahrenheit 451 (Ray Bradbury) [II]
“Senza accendere la luce immaginò nitidamente l'aspetto della camera in cui si trovava. Sua moglie distesa sul letto scoperta e infreddolita, come un cadavere esposto sul coperchio d'una tomba, gli occhi fissati al soffitto mediante invisibili fili d'acciaio, immobili. E nelle orecchie, le minuscole conchiglie, i due tubetti radioriceventi inseriti bene dentro, e un oceano elettronico di suoni, di musica e di parole, di musica e parole, che veniva, veniva a battere sulla spiaggia della sua mente insonne. La camera era davvero come vuota. Ogni notte le onde arrivavano a prenderla e a portarla sul loro immenso riflusso sonoro, spingendola galleggiante sulla marea, a occhi aperti, verso il mattino. Non c'era stata notte da due anni a questa parte, che Mildred non fosse andata alla deriva su quel mare, non vi fosse felicemente sprofondata per la terza volta.”



4 Commenti:
Ah, Bradbury.
Non mi resterà che morire come la vecchia signora, bruciata nei suoi libri...
18/12/05 12:03
Splendido libro ed indimenticabile film di Truffaut.
Quale libro vorresti diventare?
Io un Dostoevskij qualsiasi.
L.M.
19/12/05 09:23
io potrei diventare "Il Mondo Nuovo" di H. Auxley, tano per rimanere in tema...
19/12/05 17:09
@L.M.: Credo che "il libro dell'inquietudine" di Fernando Pessoa potrebbe essere adeguato.
24/12/05 00:09
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